Epatite E. Emergenza in Cina

Le epatiti virali, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) costituiscono ancora oggi uno dei problemi più rilevanti di sanità pubblica nel mondo.
Attualmente sono noti 5 virus definiti virus epatitici maggiori che causano epatiti virali:  A, B, C, D ed E.
I dati forniti dall’OMS hanno evidenziato nel 2015 la presenza di epatite cronica virale in 325 milioni di persone nel mondo con più di un milione di decessi correlati a tale infezione.
Epatie E
Lepatite E (HEV, genere Orthoepevirus) è tra le cause principali di epatite nel mondo. Secondo l’OMS, nel mondo, annualmente, circa 20 milioni di persone contraggono l’infezione del virus dell’epatite E. Nel 2015, circa 44 mila persone sono morte per epatite fulminante causata da questo virus. 

HEV- A viene classificato in 8 genotipi 5 dei quali possono causare infezioni nell’uomo. Il genotipo 3 (HEV-3) è presente principalmente in Europa e nelle Americhe.  
In molte zone della Cina sta rapidamente emergendo il genotipo 4 (HEV-4) come causa di epatite acuta. Nelle persone immunocompetenti, normalmente causa una epatite acuta autolimitante. Può tuttavia evolvere in forme cliniche fulminanti soprattutto nelle donne incinte, negli anziani e nei pazienti con preesistenti epatopatie.  Nelle persone immunocompromesse, come i trapiantati, l’infezione da HEV può persistere causando epatite cronica e cirrosi epatica. Sono poco conosciute le caratteristiche cliniche e la storia naturale di HEV-4 rispetto alle infezioni da genotipo 3 dell’HEV nel paziente immunocompromesso. Analogamente all’epatite A, la trasmissione avviene per via oro-fecale, principalmente attraverso l’ingestione di acqua contaminata. La malattia si manifesta principalmente in aree povere di risorse e con approvvigionamento di acqua potabile non sicura sia con focolai epidemici che con casi sporadici. I focolai epidemici, che si verificano dopo contaminazione fecale delle acque potabili, possono interessare da centinaia a migliaia di persone. Tali focolai sono presenti inoltre in aree di conflitto. Anche i casi sporadici si ritiene possano essere correlati alla contaminazione dell’acqua o del cibo, sebbene in proporzioni minori.
Nelle aree con approvvigionamento idrico sicuro l’epatite E si presenta in forma sporadica, anche se si assiste ad un incrementodelle infezioni. Nella maggior parte di questi casi è responsabile il virus del genotipo 3 e l’infezione è generalmente associata al consumo di carne poco cotta proveniente da animali infetti, come maiali e selvaggina e non correlata alla contaminazione delle acque.
Esiste un vaccino, brevettato in Cina, non disponibile in tutto il mondo, che ha però il limite di essere stato sperimentato in zone di endemia del genotipo 4 dell’HEV, per cui non si conosce l’efficacia nell’impedire l’infezione sul genotipo 3 e gli altri genotipi.
E in Italia? 
La sorveglianza dell’epatite E è in Italia si attua dal 2007 tramite il riscontro sierologico della positività per IgM anti-HEV. Analizzando i dati per anno, si è riscontrato un andamento crescente dovuto soprattutto a un aumento costante dei casi autoctoni, mentre costante è il numero di casi associati a viaggi in zone endemiche.
Una considerazione particolare riguarda il problema della scarsa notifica della malattia, ritenendo l’infezione prevalentemente a carico dei viaggiatori provenienti da zone endemiche, con la conseguenza di una mancata ricerca dell’HEV anche nei casi in cui sarebbe indicata. 
In Italia l’epatite E è essenzialmente a carico degli uomini adulti e il 33% dei casi è costituito da cittadini stranieri.
Per quanto riguarda i casi autoctoni (acquisito l’infezione in Italia, non avendo effettuato viaggi in zone endemiche nei 2 mesi precedenti l’insorgenza della malattia) la causa più probabile di contagio è stata attribuita al consumo di carne di maiale (soprattutto salsicce) cruda o poco cotta.
L’epatite E, vista la stretta correlazione genetica tra ceppi HEVumani e ceppi HEV degli animali (maiali in particolare), è una malattia da ritenere come possibile zoonosi e rientrare tra le esposizioni occupazionali interessando veterinari, allevatori di maiali e altre categorie professionali, attraverso il contatto diretto con escreti, secreti o altro materiale contaminato.

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