venerdì 15 novembre 2013

Una lente su Listeria monocytogenes – Pericolo per donne in gravidanza



Listeria è un batterio Gram positivo, ubiquitario nell’ambiente, che colpisce sia l’uomo che altri animali.
Può vivere a temperature comprese tra i 3 e i -45°C. E’ vitale a 0°C. Cresce bene a 37-38°C.
Il batterio presenta dei fattori tossici: emolisina, lipolisina, MPA, esotossina like.

In genere lo troviamo nel terreno, su frutta e verdura e in molte specie animali.
Lo possiamo ritrovare anche nei cibi conservati in frigo o nel latte non pastorizzato.
Viene eliminato a pH acido, sotto un pH di 5, quindi come quello gastrico. Per questo è consigliato l’uso di limone (con un pH molto basso – quindi acido) come condimento, specialmente sulla carne.

Principalmente si trasmette tramite cibi contaminati, per via oro-fecale o dalla madre al feto.
L’organismo penetra nel tratto gastrointestinale e causa sintomi sistemici e segni clinici quali:  febbre alta, endocardite, osteomielite, colecistite, peritonite, meningite, paralisi dei nervi cranici, perdita motoria, problemi di equilibrio, convulsioni, dolori muscolari, mal di testa e sintomi gastrointestinali (vomito, mal di stomaco, diarrea, crampi addominali).

Il periodo di incubazione è in genere di 3 settimane. È possibile essere dei portatori sani eliminando il batterio con le feci per mesi. Per questo è importante lavarsi sempre le mani prima di mangiare ed avere una buona igiene intima.

Quattro tipi di persone sono più a rischio di infezione:
1.       anziani
2.       persone con un sistema immunitario debole
3.       donne in gravidanza
4.       neonati

La gravidanza rappresenta un periodo delicato per una donna che ha un rischio 20 volte maggiore rispetto ad una persona in buona salute di contrarre l’infezione. In genere le donne incinta sviluppano una sintomatologia simil-influenzale.
Il periodo dove si riscontra una maggior incidenza di casi è il 3° trimestre di gravidanza, dove la donna può avere una sintomatologia con: febbre, dolori muscolari, malessere, dolori lombari con diarrea, nausea e vomito. Inoltre l’infezione può causare la nascita di un bimbo prematuro o addirittura la morte fetale intrauterina e l’aborto. Se un bambino nasce da una mamma che ha contratto l’infezione è possibile che sia infetto anche lui e può presentare una serie di problematiche quali:
1.       setticemia (una sindrome che coinvolge tutto l’organismo indotta dall’infezione)
2.       insufficienza respiratoria
3.       lesioni cutanee
4.       ascessi diffusi a molti organi come fegato, milza, ghiandole surrenali e polmoni
5.       meningite

Persone con un buon sistema immunitario ma esposte ad un’alta carica batterica possono avere diarrea a febbre.

Soggetti immunocompromessi o anziani esordiscono con una setticemia, una meningite, un coinvolgimento cardiaco o con sintomi gastrointestinali.

I cibi a rischio (ricordando che il batterio cresce anche nei cibi refrigerati ed è molto importante una cottura adeguata):               
1.       Formaggi
2.       Prodotti caseari ( anche pastorizzati) 
3.       Latte in polvere
4.       Latte non pastorizzato
5.       Gelati
6.      La carne, soprattutto se mangiata non cotta: 
      salsicce di carne cruda fermentata, pollami cotti e crudi, 
      pesce affumicato e crudo e tutti i prodotti derivati
7.       Le verdure crude non sufficientemente lavate       
8.       Pesce e frutti di mare
9.       Frutta
10.   Hot dog
11.   Paté

Come evitare l’infezione

La cottura ottimale del cibo prima del consumo rappresenta la prima raccomandazione.
Per le donne in gravidanza e in soggetti con difese immunitarie carenti è buona norma consumare sempre carne ben cotta, facendo attenzione alla manipolazione della carne prima della cottura. 
Nella selezione dei prodotti caseari cercare sempre quelli pastorizzati e da fonti sicure ed evitare contatti con animali o materiali che possono essere contaminati.
Molto spesso nella donna in gravidanza l’infezione può essere senza sintomi.

Per i veterinari fare particolarmente attenzione durante l’assistenza al parto di animali. Molto spesso infatti veterinari e agricoltori sviluppano la forma cutanea di listeriosi.

Quindi:
1.       Lavare accuratamente le carni crude
2.       Lavare accuratamente le verdure prima del consumo
3.       Evitare il latte crudo (non pastorizzato) o formaggi ottenuti dal latte crudo
4.       Lavare le proprie mani, coltelli e taglieri dopo aver maneggiato i cibi non cotti
5.       Evitare di consumare la crosta dei formaggi a pasta molle
6.       Lavare la mani dopo aver maneggiato alimenti potenzialmente rischiosi come verdure e hot dogs
7.       Particolare attenzione deve essere rivolta alla crosta dei formaggi tipo il Camembert: Listeria può infatti ritrovarsi sulla crosta in misura notevolmente superiore rispetto alle parti centrali del formaggio.
8.       Evitare di mangiare patè e creme di carne e formaggio refrigerate

Epidemie passate

1.       1985, in USA, California, causata da formaggio “Mexican style”
2.       1983-1987, in Svizzera, formaggio “Vacherin Mont d’Or”
3.       1992, Francia, da consumo di lingue di maiale
4.       Il 14 settembre 2011, la Food and Drug Administration ha avvertito di non consumare meloni importati dalle Fattorie Jensen (Granada – Colorado) per un potenziale rischio infettivo di listeriosi diffusa in più di 17 stati

Cenni di diagnosi e terapia medica

La diagnosi si basa sui sintomi e l’isolamento del batterio da sedi quali sangue, liquido cefalo-rachidiano e liquido amniotico.

Specialmente nelle donne in gravidanza che sviluppano sintomi gastrointestinali, febbre o diarrea, è buona norma rivolgersi immediatamente ad un medico per iniziare la corretta terapia.

Per la terapia si utilizzano antibiotici per molte settimane, come l’ampicillina con l'aggiunta di un aminoglicoside .
È bene spiegare al medico tutta la vostra storia nei minimi dettagli, riportando bene il tipo di cibi consumati prima dell’insorgenza dei sintomi.



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