martedì 23 marzo 2010

Anisakiasi: una patologia sempre più attuale non solo per chi viaggia

L'agente eziologico dell’anisakiasi è l’anisakis,  un nematode appartenente alla famiglia Anisakide (generi Anisakis, Pseudoterranova, Hysterothylacium e Contracaecum) che parassita l'intestino di  mammiferi marini (delfini, foche ecc.). 
Le larve al primo stadio parassitano molte specie di crostacei, mentre le fasi ulteriori si sviluppano in diversi pesci marini tra cui salmoni, aringhe, nasello, merluzzo, che si cibano dei crostacei infestati.
Dopo la pesca, possono migrare nelle carni del pesce a causa di eviscerazione tardiva o marcata infestazione.
L'anisakis simplex, l'Anisakis physeteris, o pseudoterranova si possono osservare ad occhio nudo, essendo lunghi a seconda della specie da 1 a 3 cm di colore biancastro o rosato come l'esemplare che è giunto alla nostra osservazione rinvenuto su un filetto di merluzzo fresco acquistato al supermercato.
L'uomo è un ospite occasionale di questo parassita che si contagia consumando pesce crudo o affumicato parassitato dalle larve che, una volta ingerite, vengono generalmente   neutralizzate dall’apparato digerente, oppure possono penetrare nella parete dello stomaco e dell’intestino dove muoiono successivamente.,
Il  parassita provoca a livello locale una reazione infiltrativo - granulomatosa.
Anisakis simplex è stato descritto per la prima volta nel 1960 in associazione con il consumo di pesce crudo o poco cotto.
Nel 1990 ci si rese conto che anche l'ingestione di pesci contaminati con parassiti morti poteva causare gravi reazioni di ipersensibilità e che queste manifestazioni potevano essere più diffuse dell’infezione stessa.
Tale constatazione potrebbe essere associata all’assunzione di preparazioni alimentari in precedenza considerate sicure.
Reazioni di ipersensibilità IgE-mediata da anisakis simplex sono state descritte dopo l'ingestione di pesce, suggerendo che la sensibilizzazione a questo parassita possa indurre orticaria acuta e anafilassi.


Sintomatologia

Dolori addominali, nausea  sono  i sintomi che più frequentemente si associano alla malattia.
Possono essere presenti fenomeni occlusivi o perforazioni determinate dalla formazioni granulomatose.
In altri rari casi, oltre all’interessamento del tratto gastroenterico, vi può essere l’invasione di altri organi come i polmoni, il fegato, la milza, il pancreas ecc.
Quadri clinici di allergia possono essere messi in relazione al  parassita.


Diagnosi

Ci si avvale dell’ esame istologico eseguito mediante indagine endoscopica e per via chirurgica, non essendo disponibile un test diagnostico di laboratorio.

Reperto di Anisakis trovato su merluzzo comprato in una pescheria romana.

Terapia e profilassi

Al momento non si dispone di farmaci sicuramente efficaci. La terapia è sintomatica e basata sulla rimozione  del parassita per via endoscopica o chirurgica.   
La prevenzione costituisce la migliore terapia.
Il parassita è molto resistente agli acidi, ma non alla cottura e al congelamento (- 20 °C)
La normativa italiana prevede l’obbligo, a chi somministra pesce crudo o in salamoia, a sottoporre il pesce fresco a congelamento preventivo.
Sulla base della normativa vigente, inoltre, il pesce destinato al consumo umano deve essere ispezionato con controlli a campione, per cui è possibile il riscontro sul mercato di partite con soggetti infestati come nell’esemplare da noi osservato.


Dott. Giuseppe Cerasari

Bibliografia
 
1. Audicana MT, Kennedy MW Anisakis simplex: from obscure infectious worm to inducer of immune hypersensitivity. Clin Microbiol Rev. 2008 Apr;21(2):360-79

2. De Lalla F., Esposito R., Moroni M. Titolo: Malattie infettive Edizione: VII edizione Elsevier Masson 2008

3. Choi SJ, Lee JC, Kim MJ, Hur GY, Shin SY, Park HS. The clinical characteristics of Anisakis allergy in Korea. Korean J Intern Med. 2009 Jun;24(2):160-3.

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