lunedì 21 agosto 2017

EPATITE A IN ITALIA E IN EUROPA

Epidemia di Epatite A tra uomini che fanno sesso con gli uomini. 

Dal 2016  in Europa e in Italia si è verificato un importante incremento di casi di epatite A. Oltre ai fattori di rischio classicamente riconosciuti, come viaggi in zone endemiche e consumo di frutti di mare crudi, un’alta percentuale dei casi, in ltalia superiore al 50%,  dichiara preferenze omosessuali (Msmmen who have sex with men – uomini che fanno sesso con gli uomini).  I Paesi coinvolti, oltre l’Italia, sono: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito.

La principale misura di prevenzione è la vaccinazione.

 

Febbre in viaggio e di ritorno da un viaggio

Dovremmo considerare diverse malattie che si manifestano con la comparsa di febbre elevata quando si torna da un viaggio in zone tropicali. Le più importanti da prendere in considerazione sono la malaria, le infezioni virali e batteriche incluse le gastroenteriti virali, le malattie polmonari e virali esclusa l’influenza.  È necessario che di ritorno da un viaggio con febbre venga consultato il medico. Questi deve essere messo a conoscenza della storia del viaggio, le aree geografiche in cui il viaggiatore ha soggiornato, l’insorgenza dei sintomi, i rischi a cui si è stati esposti per una corretta formulazione della diagnosi e la conseguente terapia.

Parleremo solo di malattie di rilevanza in questo momento, alcune già segnalate e analizzate in questo sito

Dengue

La dengue è una delle cause più comuni della malattia febbrile acuta nei viaggiatori che ritornano da viaggi ai tropici.
Il numero di casi di dengue importati segnalati in Italia è in costante aumento.
La dengue è endemica in almeno 100 paesi. È presente in Asia, Pacifico, America, Africa e Caraibi stimando in circa 2,5 miliardi le persone, a rischio di trasmissione della dengue.

È una malattia stagionale con incidenza più elevata nella stagione estiva, ma anche con manifestazioni epidemiche ogni 3-5 anni.
Le manifestazioni cliniche sono aspecifiche. Possono essere presenti sanguinamenti gengivali e petecchie. In Italia non c'è vaccino contro la dengue. È pertanto consigliato per chi si reca in paesi ad endemia di dengue di adottare misure di prevenzione personale.
Queste misure sono anche utili contro altre infezioni da zanzare, come Chikungunya e Zika, che hanno una distribuzione geografica in gran parte sovrapposta.
Inizio modulo

 Zika

Malattia diffusa nelle Americhe, nel 2014 è stata responsabile di gravi malformazioni fetali come la microcefalia se la donna è stata infettata durante la gravidanza. L'infezione da virus di Zika può causare gravi ma fortunatamente rare complicazioni come la trombocitopenia grave e la sindrome di Guillain-Barré.
L’infezione avviene a seguito della puntura di zanzare, anche se è possibile la trasmissione sessuale.
I sintomi principali sono costituiti da, febbre, rash, artralgia o congiuntivite. La maggior parte degli individui infetti però non svilupperà manifestazioni cliniche di infezione evidenti.

Chikungunya

La malattia si è manifestata per la prima volta nelle Americhe nel 2013 anche se probabilmente era presente in alcune parti dell'Africa sub-sahariana e dell'Asia dove ha causato importanti epidemie. Casi sono tutt’ora ancora segnalati nelle Americhe. 
Le manifestazioni cliniche più evidenti sono la febbre e l'artralgia sintomi peraltro comuni a molte altre malattie febbrili.


Leptospirosi

La leptospirosi è una zoonosi batterica trasmessa dal contatto diretto o indiretto con l'urina dell’animale infetto. Responsabili il più spesso sono i ratti ed i cani, anche se quasi tutti i mammiferi possono essere vettori. La leptospirosi è endemica in tutti i tropici e i casi possono essere erroneamente diagnosticati come dengue o altre cause comuni di malattie febbrili acute. L'esposizione con l'urina animale avviene nuotando in laghi o fiumi, camminando a piedi nudi, o prestando cura ad animali malati. Per gli animali domestici bisogna effettuare la vaccinazione.
Le complicanze, costituite da lesioni a carico di organi importanti come fegato e rene e l’emorragia, si verificano in circa il 10% dei pazienti. La mortalità può arrivare a tassi del 10% tra i pazienti ospedalizzati se non viene effettuata tempestivamente la diagnosi e la conseguente terapia.

sabato 13 febbraio 2016

VIRUS ZIKA: UNA NUOVA E POSSIBILE PANDEMIA?

Il virus Zika (ZIKV) è un virus appartenente alla famiglia dei FLAVIVIRIDAE, identificato per la prima volta nella Foresta Zika in Uganda tra le scimmie rhesus nel 1947.
Il primo caso umano invece risale al 1968 in Nigeria.
L’infezione umana è dovuta alla puntura di un insetto (a sua volta infettato fungendo da serbatoio) appartenente al genere Aedes che causa generalmente una febbre modesta, rash, congiuntivite
e dolori muscolari.

La maggior preoccupazione riguarda le donne in stato di gravidanza, specialmente nel primo trimestre, dal momento che questo virus sembra essere implicato nell’insorgenza di alterazioni a carico del feto, in particolare microcefalia con danni permanenti al sistema nervoso.
Nel maggio del 2015 in Brasile la PAHO ha lanciato lo stato di allerta (Pan American Health Organization).

Struttura del virus

•    Il virione misura circa 40 nm (nanometri) di diametro
•    Il nucleocapside è di 25-30 nm di diametro circondato da una membrana a doppio strato lipidico
•    E’ dotato di un involucro (o Envelope o pericapside)
•    Ha struttura icosaedrica
•    E’ costituito da proteine E ed M
•    E’ costituito da un genoma ad RNA

Epidemiologia

Il primo caso di piccola epidemia risale al 2007 nelle Isole dell’arcipelago delle Caroline, posizionate fra la Repubblica di Palau, Guam e Chuuk. Il primo caso confermato in Brasile risale a Maggio 2015 ed attualmente il paese registra l’epidemia più grande mai riscontrata con casi sospetti segnalati tra i 440.000 ed 1.300.000, come riportano le autorità sanitarie locali.
Ci sono stati 3174 casi e 38 morti di bambini con microcefalia fino all’ottobre 2015 in brasile, mentre nel mondo i casi di morte registrati a fine ottobre 2015 sono 152.
I paesi colpiti includono: Barbados, Bolivia, Brasile, Colombia, Repubblica Dominicana, Equador, El Salvador, Guiana Francese, Guatemala, Guadeloupe, Haiti, Honduras, Martinique, Messico, Panama, Paraguay, Porto Rico, Saint Martin, Suriname e Venezuela


Stati e territori con trasmissione attiva del Virus Zika a Gennaio 2016. Fonte PAHO/WHO
Trasmissione del virus

Il virus è trasmesso all’uomo attraverso la puntura di una zanzara, principalmente del genere Aedes, specie aegypti, nei paesi tropicali. Questa zanzara funge da vettore anche del Dengue, della chikungunya e della febbre gialla. Anche la zanzara Aedes albopictus (zanzara tigre) sembra essere in grado di trasmettere il virus, ma ancora non è chiaro con quali meccanismi. E’ stato riportato un possibile caso di trasmissione del virus attraverso trasfusione di sangue ed un altro attraverso rapporto sessuale non protetto.
Non c’è attualmente evidenza di una trasmissione madre-figlio attraverso l’allattamento.

Patogenesi

Il periodo di incubazione nelle zanzare è di circa 10 giorni, con ospiti vertebrati del virus comprendenti scimmie ed esseri umani.
Si ipotizza che la trasmissione abbia inizio attraverso l’infezione delle cellule dendritiche attorno al sito di inoculazione e che successivamente ci sia una estensione dapprima ai linfonodi e successivamente nel torrente circolatorio. Nonostante sia un flavivirus con replicazione nel citoplasma, antigeni di questo virus sono stati trovati anche nei nuclei cellulari.
Il rischio maggiore come detto si ha con i neonati in quanto sembra causare alterazioni a carico della testa (microcefalia) con danni cerebrali permanenti con il rischio che è massimo nel primo trimestre di gravidanza

Manifestazioni cliniche

I sintomi sono generalmente modesti con una durata variabile dai 2 ai 7 giorni ed includono:
•    Mal di testa
•    Febbre
•    Rash cutanei (esantemi)
•    Occhi rossi
•    Congiuntivite
•    Dolori muscolari ed articolari
•    Malessere generale
I sintomi possono mimare la febbre del Dengue o del virus Chikungunya


Jose Wesley,  un bambino nato con microcefalia a dicembre 2015. La madre è risultata infettata dal virus (AP Photo/Felipe Dana)




Diagnosi

Fortunatamente per la diagnosi ci si avvale di diversi strumenti che consentono velocemente di confermare se si è stati infettati o meno.
Possono essere usati campioni quali: Sangue, Saliva e Urine
Ci si può avvalere dell’uso della PCR, utile specialmente nei primi 3-5 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi.
Infine ci sono i test sierologici quali la ricerca degli anticorpi specifici contro il virus che però si positivizzano soltanto dopo 5 giorni

Terapia

Non esiste ad oggi un trattamento specifico od un vaccino per prevenire l’infezione



Prevenzione e controllo

Attualmente queste sono le raccomandazioni delle massime autorità sanitarie:
-    Evitare di viaggiare in aree con una fase attiva di infestazione
-    Utilizzare precauzioni basilari per proteggersi dalle possibili punture quali indumenti lunghi, repellenti, unguenti
-    Utilizzare dispositivi di protezione per la casa comprese zanzariere, spray insetticidi
-    In caso di sospetto contagio avvertire le autorità sanitarie del luogo
-    Uomini con partner in gravidanza dovrebbero utilizzare il preservativo od astenersi da attività sessuale durante la gravidanza se hanno visitato o vivono in aree a rischio di contagio.

 Inizialmente il CDC ha raccomandato di testare per il virus le donne in gravidanza di ritorno da uno dei luoghi critici con manifestazioni cliniche di infezione nelle due settimane durante e dopo il viaggio. Attualmente c’è stato un aggiornamento di febbraio 2016 che ci informa di effettuare il test a tutte le donne in gravidanza che hanno visitato le zone a rischio anche se non manifestano sintomatologia specifica. Il tempo per effettuare il test è dalle 2 alle 12 settimane dopo il ritorno a casa.
Questo aggiornamento include anche nuove raccomandazioni per donne che vivono in aree dove il virus è in fase attiva quali:
•    Effettuare il test a donne in gravidanza sintomatiche al momento dello stato di malattia. Per le donne infette ma asintomatiche il test andrebbe fatto all’inizio del periodo prenatale
•    Educazione sanitaria per donne in età fertile su come gestire una gravidanza non desiderata ed i rapporti sessuali non protetti


INFOGRAFICA PREVENZIONE DA PUNTURE DI ZANZARA



Bibliografia 

1.    Centers for Disease Control and Prevention (CDC)- Zika Virus.
2.    WHO, Media Centre, Fact sheets- Zika virus.
3.    Pan American Health Organization- Zika Virus Infection.
4.    CNN- Five things you need to know about Zika.
5.    CBC Radio Canada- Zika virus: what you need to know.
6.    Guardian News and Media Limited- Zika virus: what travellers need to know.
7.    The New York Times Company- Short Answers to Hard Questions About Zika Virus.
8.    Vox Media, Inc.- Zika virus, explained in 6 charts and maps.
9.    Microbeonline- Zika virus: Transmission, Pathogenesis, symptoms and laboratory diagnosis.
10.    Wikipedia- Zika virus.

Sitografia:

http://www.microbiologyinfo.com/zika-virus-structure-genome-symptoms-transmission-pathogenesis-diagnosis/





sabato 29 agosto 2015

Expo 2015 Milano Italia


L'Esposizione Universale 2015 in corso a Milano, Italia, dal 1 ° maggio 2015, e fino al 31 ottobre 2015, prevede l’afflusso di oltre 20 milioni di viaggiatori.


Cosa deve ritenere importante il viaggiatore che si reca in Italia all’Expo?

L’Italia è tra le nazioni con  i più elevati livelli di sanità pubblica. Tuttavia è opportuno seguire alcune regole per quanti si recano in Italia all’Expo in considerazione dell’elevato numero di partecipanti all'evento e il clima spensierato e festoso.  
 E’ opportuno, al momento della partenza, assicurarsi di essere in regola con le principali vaccinazioni previste nel proprio paese. Controllare quindi le vaccinazioni di routine, come il morbillo, parotite, rosolia, la difterite, pertosse, tetano, poliomielite, ma anche l’influenza.
E’ consigliabile effettuare la vaccinazione per l’epatite A in Italia ancora facoltativa. La vaccinazione per l’epatite B invece è obbligatoria in questo paese, pertanto è consigliabile somministrare tale vaccino a chi proviene da paesi dove tale vaccinazione non è prevista. Il vaccino è consigliabile essendo la trasmissione del virus anche per via sessuale. I viaggiatori, provenendo da tutto il mondo hanno in queste situazioni facilità ad avere incontri occasionali e rapporti sessuali, soprattutto se si associano l'alcol o droghe. Pertanto è consigliabile utilizzare il preservativo in occasione di rapporti sessuali.

Per quanto concerne la condizione climatica vanno seguite le accortezze suggerite per i viaggi in zone calde. Le condizioni più a rischio da prendere in considerazione sono la disidratazione e il colpo di calore. (Vedere gli argomenti nel sito). Bere quindi molta acqua, non affaticarsi, indossare abbigliamento adeguato e utilizzare la protezione solare.

Particolare attenzione alla sicurezza alimentare e all'acqua. Si potranno evitare fastidiose diarree controllando le scadenze dei prodotti alimentari e la buona cottura dei cibi.

Una piccola accortezza ma di grande utilità e spesso dimenticata è quella di ridurre il contatto e l'esposizione ai germi. Basta lavarsi spesso le mani, soprattutto prima di mangiare.
Se vi sentite male durante il viaggio: consultare un medico o recarsi al pronto soccorso più vicino.

Buon viaggio.

Alte temperature in città


L'arrivo dell'estate, oltre alle vacanze, porta con sé l'aumento delle temperature e in questo 2015 se ne è registrato un notevole incremento.
E' facile sentirsi stanchi e senza forza durante questo periodo stagionale e il modo migliore per ritrovare l'energia persa è bere e reintegrare i sali minerali persi.
Le città, mancando di alberi e piante, che sempre di più con il passare degli anni vengono sostituiti da alti palazzi in cemento, rappresentano metaforicamente dei forni dove si registrano alte temperature.
Contribuiscono all'innalzamento della temperatura in città il traffico e la mancanza di posti freschi e all'ombra.

Sappiamo che il corpo umano perde liquidi attraverso una serie di meccanismi:
- urina 800-1200 ml
- feci 200 ml
- sudorazione da 500 ml fino a 10 L al giorno a seconda dell'attività fisica e della temperatura!
- perspiratio insensibilis: da cute 600 ml, da vie respiratorie 400 ml.

L'acqua nel nostro organismo è importante per regolare la temperatura corporea, eliminare dall'organismo le scorie e permettere il trasporto di nutrienti.
Quando abbiamo caldo iniziamo a sudare ma se la temperatura è alta e vi è umidità il nostro sudore non riesce ad evaporare nella maniera corretta. Così se aumenta l'umidità non riusciamo a raffreddare correttamente il nostro corpo e iniziamo ad avvertire i primi sintomi della "malattia da calore": stanchezza, debolezza muscolare, crampi, vertigini, nausea, vomito, mal di testa.
Quando iniziamo ad avvertire questi sintomi la cosa migliore da fare è cercare un ambiente al riparo dal sole e fresco, togliersi i vestiti che ci provocano maggior calore, lavarsi o bagnarsi con acqua fredda ma non ghiacciata e bere acqua fresca.
Qualora vi sentiate confusi, con vari episodi di vomito e notiate una riduzione del volume urinario non esitate a chiamare un medico.

L'uomo in genere perde di base 0,50 ml/kg/h d'acqua e in caso di aumento delle temperature c'è un incremento di 0,20 ml/kg/h.

Ci sono poi delle categorie di persone che hanno bisogno di una particolare idratazione come i lattanti che devono assumere più acqua rispetto ad un adulto e gli anziani che sono a rischio di carenza di liquidi per uno scarso senso della sete.

Vanno considerati poi l'alcol e il caffè, due sostanze che aumentano la perdita di liquidi, come anche l'attività fisica che aumenta la temperatura corporea e la sudorazione (con perdita di una notevole quantità di sali minerali).

La European Food Safety Authority consiglia di bere 2 litri di acqua al giorno per le donne adulte e 2,5 litri al giorno per gli uomini adulti (includendo in queste quantità anche l'acqua contenuta nei cibi solidi).

L'acqua nel nostro organismo dipende non solo da cosa beviamo ma anche da cosa mangiamo.
Per questo è importante consumare nei periodi estivi una maggior quantità di frutta e verdura, che hanno un alto contenuto di acqua.

In USA, a causa delle alte temperature, muoiono ogni anno 240 persone.
Le malattie da calore sono molto comuni durante l'estate e sopraggiungono quando il corpo perde la capacità di disperdere il calore.
La disidratazione di più del 3% del peso del corpo è un importante fattore di rischio per le malattie da calore. Se i liquidi persi non vengono reintegrati il rischio di malattia da calore è molto elevato.

L'incremento della temperatura corporea causa in particolare sudorazione e vasodilazione. La vasodilazione contribuisce alla perdita di calore ma allo stesso tempo diminuisce la pressione sanguigna e ci dà quella sensazione di stanchezza continua.
La cosa migliore da fare quando ci sentiamo stanchi e accaldati, oltre a bere, è quella di sdraiarci sul nostro letto con le gambe rialzate da un paio di cuscini. In questo modo recupereremo le forze in maniera più rapida.

Può accadere poi che il caldo e un lungo periodo passato in piedi possano influire negativamente su di noi. In questo caso è bene sdraiarsi per un po' e sollevare le gambe.

La malattia da calore più temuta è il famoso colpo di calore, che consiste in uno squilibrio dei meccanismi di termoregolazione con aumento di produzione di calore che eccede la nostra capacità dispersiva. Questo comporta un aumento della temperatura corporea fino a 39-41 °C, con pelle calda, secca e senza sudorazione, vertigini, mal di testa, allucinazioni, vomito, nausea, respiro accelerato, aritmie cardiache, pupille dilatate, ipotensione, perdita di coscienza. Il trattamento in questo caso consiste nel far scendere la temperatura sotto i 38°C con idratazione, impacchi di acqua fredda, bere acqua a piccoli sorsi e recarsi subito verso l'ospedale più vicino.


Consigli pratici per combattere il caldo

- Bere almeno 5-8 bicchieri di acqua al giorno, a seconda della temperatura e dell'attività fisica che svolgiamo.
- Nei momenti di caldo intenso spostarsi in ambienti con una temperatura adatta, con aria condizionata o al riparo dai raggi solari
- Bere prima, durante e dopo l'attività fisica all'aperto
- Non consumare caffè e alcolici
- Ridurre i periodi all'aria aperta nei momenti della giornata in cui si registrano le più alte temperature, dalle 10 di mattina alle 18 circa
- Dopo essere usciti fuori nei momenti più caldi della giornata riposarsi adeguatamente
- Utilizzare vestiti in cotone e traspiranti, evitando tessuti sintetici e di colore scuro
- Fare attività fisica preferibilmente la mattina presto o in tarda serata, quando le temperature risultano meno calde.
- Nei periodi di intensa sudorazione dovuta alle alte temperature è consigliato reintegrare i sali minerali persi con il sudore. Chiedete al vostro medico o farmacista il prodotto migliore per questo scopo.

lunedì 4 maggio 2015

La situazione attuale del virus Ebola


L'epidemia del virus Ebola è stata secondo il CDC  la peggiore della storia dell'umanità ("Centers for Disease Control and Prevention" - I Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie, sono un importante organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d'America).
Nonostante questo si è riusciti ad arginarla con notevole sforzo. L'epidemia del 2014 ha ucciso 10.721 persone e 1/5 di questi erano bambini.
Viaggiare in Africa ha quindi intimorito il turismo e cercheremo di darvi degli utili consigli su come affrontare un viaggio in questo continente.
Conosciamo l'Ebola da circa 40 anni ma molti aspetti nella sua storia risultano sconosciuti.

Il virus Ebola, della febbre emorragica

E' un virus della famiglia Filoviridae di cui si conoscono 5 specie:

  1. Zaire
  2. Sudan
  3. Taï Forest o virus della Costa d'Avorio
  4. Bundibugyo
  5. Reston, infetta solo i primati

Infetta gli uomini ma anche i primati (scimmie, gorilla, scimpanzé).

Sembra che i pipistrelli siano il reservoir naturale del virus.

Il contagio

Avviene tramite il contatto diretto con lesioni della cute o delle mucose  (in occhi, naso, bocca per esempio) di:

  • sangue
  • urina
  • saliva
  • sudore
  • feci
  • vomito
  • latte materno
  • sperma
  • fluidi vaginali
Rappresentano una fonte di contagio: 
  • aghi/siringhe contaminati con fluidi corporei di persone malate o decedute per Ebola
  • primati o pipistrelli infetti
  • rapporti sessuali con persone infette, vaginali, orali e anali
I sintomi


La causa principale di morte è la diarrea piuttosto che il sanguinamento provocato dal virus. 
I sintomi più comuni sono:
  • forte mal di testa
  • mal di gola
  • stanchezza
  • dolori muscolari
  • vomito
  • diarrea
  • dolore allo stomaco
  • sanguinamenti o lividi senza una precisa causa (per esempio da gengive o con le feci) - FASE AVANZATA DELLA MALATTIA
Altri sintomi:
  • esantemi/rash cutanei
  • insufficienza renale/epatica
  • emorragie interne
Per confermare la diagnosi di infezione da virus Ebola serve un test di laboratorio specifico, non bastano i soli sintomi.
Importante se si ha il sospetto di essere stati contagiati è contattare subito medici od ospedali per ricevere subito le cure necessarie, in quanto è di fondamentale importanza agire immediatamente a causa della rapida letalità della malattia e inoltre in questo modo si avviano subito i sistemi di controllo di diffusione del virus. 
La visita medica è obbligatoria dopo un viaggio in zona Ebola. 

Zone in cui il virus Ebola è presente attualmente


Le zone maggiormente colpite sono:
  • Guinea: 2975 casi - 1944 morti
  • Liberia: 8745 casi - 3746 morti
  • Sierra Leone: 10740 casi - 3276 morti     Dati aggiornati al 1° febbraio 2015 - OMS
La Liberia tra poco verrà dichiarata "libera" dall'Ebola ("Ebola Free") ma la situazione è ancora grave in Guinea e Sierra Leone. In ogni caso non bisogna abbassare la guardia.

Fino al 5 aprile 2015 ci sono stati solo 30 casi in Africa Occidentale secondo fonti OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità - WHO).


10 cose importanti da sapere sull'Ebola secondo CDC

  1. Cani e gatti non si possono infettare
  2. Non ci sono casi riportati di trasmissione attraverso cibi o bevande importati dall'Africa
  3. Le zanzare non trasmettono l'Ebola
  4. Tutte le persone che tornano nei propri paesi dopo un soggiorno nelle zone africane di diffusione del virus Ebola vengono controllate in aeroporto e visitate. Sono obbligatorie le visite mediche dopo un viaggio in zona Ebola
  5. Candeggina e altri disinfettanti alcolici uccidono l'Ebola
  6. Se ti senti poco bene, pensa prima all'influenza e non all'Ebola. I sintomi sono simili, ma l'Ebola è rarissima nelle zone al di fuori dell'Africa. 
  7. L'Ebola non si diffonde per via aerea, non è una malattia delle vie respiratorie (si diffonde solo se grosse gocce di fluido corporeo vengono a contatto con lesioni di cute e mucose
  8. L'Ebola non può essere portata attraverso gli aerei di linea provenienti dall'Africa
  9. I sintomi dell'Ebola si hanno in media in 2-21 gg (8-10 gg di media) dopo essere stati esposti al virus. Posso diffondere il virus solo quando manifesto i sintomi.
  10. Non puoi infettarti con l'Ebola attraverso una stretta di mano o un abbraccio
Ricordiamo inoltre che l'Ebola non si diffonde in acqua, aria o cibo. 

Misure igieniche e preventive

Non ci sono ancora vaccini disponibili per l'Ebola, sono in via di sperimentazione.
Per prevenire l'infezione possiamo adottare dei piccoli accorgimenti:

  • Lavarci spesso le mani con sapone o disinfettanti a base alcolica
  • Non toccare sangue o fluidi corporei di altre persone: urina, feci, saliva, vomito, sudore, sperma, fluidi vaginali
  • Non toccare o baciare il corpo di una persona deceduta per Ebola
Se viaggiamo in un'area a rischio Ebola dobbiamo stare attenti a:
  • Contatto diretto con sangue e/o fluidi corporei od oggetti venuti a contatto con sangue e/o fluidi corporei di persone infettate dal virus Ebola
  • Toccare pipistrelli o scimmie o loro fluidi corporei/escrementi o ingerire o toccare carne cruda di questi animali
  • Entrare in stretto contatto con persone sicuramente infette ricoverate o in trattamento (anche se apparentemente sane)
  • Toccare il corpo di una persona morta per l'Ebola
  • Entrare in contatto diretto con sperma o fluidi vaginali di persone sopravvissute al virus Ebola tramite rapporti sessuali orali, anali e vaginali.
Quando torniamo da un viaggio in zone epidemiche per Ebola:
  • Controllare se presenti segni o sintomi di Ebola per 21 giorni
  • Se siamo dei dipendenti pubblici controllare la temperatura 2 volte al giorno e fare attenzione ai sintomi d'Ebola sopra riportati.
Se si manifestano i sintomi d'Ebola dopo il ritorno: 
  • Contattare subito il proprio medico o un ospedale comunicando che si è tornati da una zona a rischio Ebola
  • Non uscire da casa o entrare in contatto con molte persone
  • Seguire le indicazioni del medico
  • Se non trovi il tuo medico chiama l'ospedale più vicino o il 118 specificando che sei stato in una zona epidemica d'Ebola
Una volta guariti si può ancora trasmettere il virus al partner fino a 7 settimane attraverso lo sperma e/o fluidi vaginali.
Evitare rapporti sessuali non protetti e indossare quindi sempre il preservativo.

Persone più a rischio
  • operatori sanitari
  • chiunque abbia stretti contatti con persone infette
  • chi entra in contatto con corpi di defunti deceduti per Ebola
  • cacciatori o persone che entrano in contatto con animali infetti vivi o morti
  • persone incaricate alla sepoltura di corpi infetti
Altre cose da sapere
  • Se viaggio o vivo nelle zone a rischio Ebola non mi contagio automaticamente!
  • Se in un luogo pubblico di una zona ad alto rischio contagio vengo in contatto con persone che non mostrano sintomi o segni di malattia non vengo infettato
  • Se tocco denaro, cibo, acqua, nuoto in mare o piscina in una zona epidemica non mi infetto con il virus
  • Importante è una buona cottura della carne e dei prodotti di origine animale 
  • L'ebola è grave ma si può curare se si agisce in maniera tempestiva

Situazione attuale Ebola - zone colpite dal sito WHO (World Health Organization):
Zone Colpite e statistiche Ebola attuali

Cliccate su questo link per fermare l'Ebola:
Dona per fermare l'Ebola!


domenica 16 marzo 2014

Sindrome Respiratoria Medio Orientale da Coronavirus


La Sindrome respiratoria medio-orientale (Mers-CoV) è una malattia infettiva acuta causata da un nuovo ceppo di coronavirus.
I Coronavirus sono una grande famiglia di virus a RNA, che possono infettare sia l’uomo che gli animali. Nell’uomo causano una sintomatologia variabile che va dal comune raffreddore alla sindrome respiratoria acuta grave, definita SARS.
Dall’aprile 2012 sono stati notificati all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) circa 50 casi confermati in laboratorio di sindrome respiratoria da nuovo coronavirus. I cluster di infezione da cui sono arrivate le maggiori segnalazioni sono stati soprattutto i paesi del Medio Oriente come l’Arabia Saudita, la Giordania, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti. Segnalazioni sono arrivate anche dall’Europa, in particolare Regno Unito, Germania, Francia, Italia e Tunisia, correlate principalmente a viaggi in Medio Oriente.
Sono stati isolati e tipizzati 5 ceppi virali di nCoV, due nel Regno Unito, uno in Arabia Saudita, uno in Giordania e uno in Germania e le sequenze complete del genoma sono state pubblicate sul database pubblico GenBank. I 5 virus presentano un alto grado di somiglianza genetica e sono simili ad un coronavirus di pipistrello.

Modalità di Trasmissione: Non è ancora nota la modalità con cui le persone si infettano con il virus. Sono in corso indagini epidemiologiche per determinare la fonte del virus, i tipi di esposizione più a rischio, la modalità di trasmissione, la clinica ed in decorso della malattia. Tuttavia, i casi che si sono verificati nella stessa famiglia o in ambito ospedaliero suggeriscono la possibilità di una limitata trasmissione da persona a persona.
Alcune caratteristiche dei casi, quale la predominanza dei maschi tra quelli confermati, potrebbero fornire indizi importanti per capire la fonte di esposizione all’infezione.
Attualmente, la trasmissione interumana è possibile, pur se non sembra essere sempre sostenuta in tutti i casi di malattia.
Sono stati riscontrati alcuni focolai in cui la trasmissione da persona a persona è fortemente sospettata o confermata, come nei cluster del Regno Unito e dell’Italia (cluster famigliare), e della Francia (trasmissione intraospedaliera).
Tuttavia, il meccanismo di trasmissione con cui si è verificata in tutti questi casi, sia respiratoria (es. tosse, starnuti) sia per contatto (contaminazione dell’ambiente da parte del paziente), è ancora sconosciuta. Le probabilità di contrarre il virus sono poche, tuttavia, dovrebbero consultare il proprio medico curante le persone con difficoltà respiratoria che hanno recentemente viaggiato in Medio Oriente, compresi gli immunocompromessi, qualora si siano presentati sintomi anche di tipo non respiratorio.

Clinica: I sintomi più comuni sono rappresentati da: grave sindrome respiratoria acuta, febbre e tosse. La maggior parte dei pazienti ha presentato polmonite. Molti hanno avuto anche sintomi gastrointestinali, come diarrea. Alcuni pazienti hanno avuto insufficienza renale.
Una sintomatologia atipica poi, è stata segnalata in pazienti immunocompromessi. Nei soggetti con patologie croniche infine, la malattia può evolvere in sindrome da insufficienza respiratoria acuta grave da polmonite da nuovo coronavirus.

Diagnosi: La diagnosi viene effettuata attraverso test sierologici e l’isolamento del virus mediante tecniche di biologia molecolare come la PCR

Terapia: Non esiste un trattamento antivirale specifico per la malattia. Il trattamento deve essere basato sui sintomi del paziente a cui può essere affiancata una terapia di supporto, che risulta molto efficace.

Prevenzione: Le misure generali sono di evitare il contatto ravvicinato, quando possibile, con chiunque mostri i sintomi della malattia (tosse e starnuti) e di mantenere una buona igiene delle mani. Altre misure sono di evitare carne cruda o poco cotta, frutta o verdura non lavate e le bevande non imbottigliate.
Se ci si ammala durante il viaggio, si deve evitare il contatto ravvicinato con altre persone se si è sintomatici e utilizzare una buona igiene personale, come starnutire o tossire in un fazzoletto o con il gomito flesso, utilizzare una mascherina e gettare i fazzoletti utilizzati in un cestino immediatamente dopo l'uso e lavare spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni alcoliche. Al momento non è disponibile un vaccino.
In Italia, è attiva dal gennaio 2013 una rete di sorveglianza delle gravi infezioni respiratorie acute (SARI) e delle sindromi da distress respiratorio acuto (ARDS). Inoltre, è attiva la Rete nazionale per la gestione della sindrome da insufficienza respiratoria acuta grave da polmoniti da virus dell’influenza e l'eventuale utilizzo della terapia ECMO (ossigenazione extracorporea).

Definizione di caso per la segnalazione: Si definisce caso probabile una persona con sintomi di infezione acuta delle vie respiratorie, che può includere febbre di almeno 38°C, tosse e malattia del parenchima polmonare come polmonite o sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), basata su evidenza radiologica, clinica o istopatologica, senza conferma di laboratorio per il nuovo coronavirus e di contatto con un caso confermato.
Si definisce contatto chiunque abbia prestato cura al paziente (operatore sanitario o un familiare) o che abbia avuto contatti fisici con il caso oppure chiunque sia stato nello stesso luogo (es. abbia convissuto o abbia visitato) di un caso probabile o confermato, quando il caso era sintomatico.
Si definisce infine caso confermato un caso probabile con conferma di laboratorio di infezione da nuovo coronavirus.

Segnalazione: Secondo quanto stabilito dal Regolamento Sanitario Internazionale, devono essere segnalati tutti i casi probabili e/o confermati di infezione da nuovo coronavirus entro 24 ore dalla rilevazione. I casi devono essere segnalati al Ministero della Salute - Direzione Generale della Prevenzione, Ufficio V– Malattie Infettive ed al Centro Nazionale di Epidemiologia, Reparto epidemiologia malattie infettive dell’ISS.
Si raccomanda l’invio dei campioni di secrezioni respiratorie al Laboratorio Nazionale di
Riferimento OMS per l’Influenza dell’ISS (CNI).
L’OMS in base alle conoscenze attuali, ha chiesto a tutti gli stati membri di:
- continuare la sorveglianza delle infezioni respiratorie acute gravi (SARI) e di esaminare attentamente eventuali casi sospetti;
- raccogliere prioritariamente, da tali casi, i campioni del tratto respiratorio inferiore, che permettono di ottenere risultati più accurati;
- studiare accuratamente i cluster di infezioni respiratorie acute severe (SARI) o i focolai in
operatori sanitari, indipendentemente dalla zona geografica in cui si verificano;
- raccomandare agli operatori sanitari di adottare e rinforzare le precauzioni standard per il controllo delle infezioni nella gestione di tutti i pazienti e per la gestione dei casi probabili adottare anche le precauzioni respiratorie.
L’OMS infine non raccomanda test ai viaggiatori all’ingresso nei Paesi dell’UE né restrizioni a viaggi o a rotte commerciali.

Fonti : OMS/WHO

venerdì 15 novembre 2013

Una lente su Listeria monocytogenes – Pericolo per donne in gravidanza



Listeria è un batterio Gram positivo, ubiquitario nell’ambiente, che colpisce sia l’uomo che altri animali.
Può vivere a temperature comprese tra i 3 e i -45°C. E’ vitale a 0°C. Cresce bene a 37-38°C.
Il batterio presenta dei fattori tossici: emolisina, lipolisina, MPA, esotossina like.

In genere lo troviamo nel terreno, su frutta e verdura e in molte specie animali.
Lo possiamo ritrovare anche nei cibi conservati in frigo o nel latte non pastorizzato.
Viene eliminato a pH acido, sotto un pH di 5, quindi come quello gastrico. Per questo è consigliato l’uso di limone (con un pH molto basso – quindi acido) come condimento, specialmente sulla carne.

Principalmente si trasmette tramite cibi contaminati, per via oro-fecale o dalla madre al feto.
L’organismo penetra nel tratto gastrointestinale e causa sintomi sistemici e segni clinici quali:  febbre alta, endocardite, osteomielite, colecistite, peritonite, meningite, paralisi dei nervi cranici, perdita motoria, problemi di equilibrio, convulsioni, dolori muscolari, mal di testa e sintomi gastrointestinali (vomito, mal di stomaco, diarrea, crampi addominali).

Il periodo di incubazione è in genere di 3 settimane. È possibile essere dei portatori sani eliminando il batterio con le feci per mesi. Per questo è importante lavarsi sempre le mani prima di mangiare ed avere una buona igiene intima.

Quattro tipi di persone sono più a rischio di infezione:
1.       anziani
2.       persone con un sistema immunitario debole
3.       donne in gravidanza
4.       neonati

La gravidanza rappresenta un periodo delicato per una donna che ha un rischio 20 volte maggiore rispetto ad una persona in buona salute di contrarre l’infezione. In genere le donne incinta sviluppano una sintomatologia simil-influenzale.
Il periodo dove si riscontra una maggior incidenza di casi è il 3° trimestre di gravidanza, dove la donna può avere una sintomatologia con: febbre, dolori muscolari, malessere, dolori lombari con diarrea, nausea e vomito. Inoltre l’infezione può causare la nascita di un bimbo prematuro o addirittura la morte fetale intrauterina e l’aborto. Se un bambino nasce da una mamma che ha contratto l’infezione è possibile che sia infetto anche lui e può presentare una serie di problematiche quali:
1.       setticemia (una sindrome che coinvolge tutto l’organismo indotta dall’infezione)
2.       insufficienza respiratoria
3.       lesioni cutanee
4.       ascessi diffusi a molti organi come fegato, milza, ghiandole surrenali e polmoni
5.       meningite

Persone con un buon sistema immunitario ma esposte ad un’alta carica batterica possono avere diarrea a febbre.

Soggetti immunocompromessi o anziani esordiscono con una setticemia, una meningite, un coinvolgimento cardiaco o con sintomi gastrointestinali.

I cibi a rischio (ricordando che il batterio cresce anche nei cibi refrigerati ed è molto importante una cottura adeguata):               
1.       Formaggi
2.       Prodotti caseari ( anche pastorizzati) 
3.       Latte in polvere
4.       Latte non pastorizzato
5.       Gelati
6.      La carne, soprattutto se mangiata non cotta: 
      salsicce di carne cruda fermentata, pollami cotti e crudi, 
      pesce affumicato e crudo e tutti i prodotti derivati
7.       Le verdure crude non sufficientemente lavate       
8.       Pesce e frutti di mare
9.       Frutta
10.   Hot dog
11.   Paté

Come evitare l’infezione

La cottura ottimale del cibo prima del consumo rappresenta la prima raccomandazione.
Per le donne in gravidanza e in soggetti con difese immunitarie carenti è buona norma consumare sempre carne ben cotta, facendo attenzione alla manipolazione della carne prima della cottura. 
Nella selezione dei prodotti caseari cercare sempre quelli pastorizzati e da fonti sicure ed evitare contatti con animali o materiali che possono essere contaminati.
Molto spesso nella donna in gravidanza l’infezione può essere senza sintomi.

Per i veterinari fare particolarmente attenzione durante l’assistenza al parto di animali. Molto spesso infatti veterinari e agricoltori sviluppano la forma cutanea di listeriosi.

Quindi:
1.       Lavare accuratamente le carni crude
2.       Lavare accuratamente le verdure prima del consumo
3.       Evitare il latte crudo (non pastorizzato) o formaggi ottenuti dal latte crudo
4.       Lavare le proprie mani, coltelli e taglieri dopo aver maneggiato i cibi non cotti
5.       Evitare di consumare la crosta dei formaggi a pasta molle
6.       Lavare la mani dopo aver maneggiato alimenti potenzialmente rischiosi come verdure e hot dogs
7.       Particolare attenzione deve essere rivolta alla crosta dei formaggi tipo il Camembert: Listeria può infatti ritrovarsi sulla crosta in misura notevolmente superiore rispetto alle parti centrali del formaggio.
8.       Evitare di mangiare patè e creme di carne e formaggio refrigerate

Epidemie passate

1.       1985, in USA, California, causata da formaggio “Mexican style”
2.       1983-1987, in Svizzera, formaggio “Vacherin Mont d’Or”
3.       1992, Francia, da consumo di lingue di maiale
4.       Il 14 settembre 2011, la Food and Drug Administration ha avvertito di non consumare meloni importati dalle Fattorie Jensen (Granada – Colorado) per un potenziale rischio infettivo di listeriosi diffusa in più di 17 stati

Cenni di diagnosi e terapia medica

La diagnosi si basa sui sintomi e l’isolamento del batterio da sedi quali sangue, liquido cefalo-rachidiano e liquido amniotico.

Specialmente nelle donne in gravidanza che sviluppano sintomi gastrointestinali, febbre o diarrea, è buona norma rivolgersi immediatamente ad un medico per iniziare la corretta terapia.

Per la terapia si utilizzano antibiotici per molte settimane, come l’ampicillina con l'aggiunta di un aminoglicoside .
È bene spiegare al medico tutta la vostra storia nei minimi dettagli, riportando bene il tipo di cibi consumati prima dell’insorgenza dei sintomi.



domenica 1 settembre 2013

Tubercolosi dei cinghiali (e bovina) nelle Marche (Italia)



Potenzialmente trasmissibile all'uomo attraverso l'ingestione di carne contaminata non controllata da micobatteri potenzialmente trasmissibili all’uomo (M. bovis).
La segnalazione di casi di tubercolosi nei cinghiali è stata riportata per la prima volta all’inizio degli anni'30 in Germania (Kindinger, 1934) e successivamente in altre nazioni come l’Australia, Nuova Zelanda, California, Italia.

Tale infezione sta determinando un certo allarme nelle Marche in quanto i germi interessati possono essere potenzialmente trasmissibili all’uomo.

Essendo i microrganismi responsabili di questa malattia differenti tra loro sarebbe più corretto comunque utilizzare il termine di micobatteriosi  al posto di tubercolosi.

Tale allarmismo va comunque ridimensionato in quanto sembra si tratti di casi da considerare sporadici ed appare poco probabile l’ipotesi che il cinghiale rappresenti un reservoir silvestre dell’infezione da micobatteri nell’area interessata.

La segnalazioni dell’infezione da micobatteri nel cinghiale merita una maggiore attenzione da parte delle autorità sanitarie in quanto i micobatteri vanno considerati come indicatori sensibili del livello di contaminazione ambientale.